Il più crudele dei giorni
Ilaria era nata il 24 maggio del 1961 a Roma, una ragazza qualunque. Divenuta giornalista del Tg3, era partita alla volta della Somalia per seguire la guerra civile e per indagare su uno strano traffico d’armi e di rifiuti pericolosi (tossici, nocivi, radioattivi) in cui riteneva che potessero essere coinvolti anche i poteri forti delle istituzioni.
Quegli stessi traffici che hanno permesso ai paesi del cosiddetto “terzo mondo”, in perenne stato di abbandono e povertà, di ottenere armi dai paesi “ricchi” in cambio della possibilità di conferire i peggiori rifiuti sul loro territorio, divenendo discarica delle nostre società del benessere. Uno scambio vile e odioso basato sulla necessità di quei popoli e permesso dalla connivenza con i dittatori sanguinari dagli interessi egoistici. E’ questa la filosofia della “doppia morte”, di cui il padre di Ilaria ebbe a dire in un’intervista postuma, tale per cui la gente di quei posti muore due volte: la prima volta ricevendo i rifiuti che nel nostro “bello e lindo occidente” non vogliono trovare spazio, la seconda con quelle stesse armi che vengono offerte in cambio e che alimentano ed alimenteranno per tanti anni ancora lotte e faide intestine. Ilaria viene uccisa a Mogadiscio il 20 marzo 1994 insieme al suo operatore Miran Hrovatin. Forse per quegli stessi motivi, forse perché avevano scoperto qualcosa di “scomodo”. Non sarà un caso che pochi mesi dopo a Kabul viene trovato morto l’operatore greco dell’ABC che aveva inviato le prime immagini dei due corpi accasciati nel fuoristrada. E ancora non sarà un caso che la stessa fine tocca a Vittorio Lenzi, operatore della televisione Svizzera-Italiana che aveva partecipato alle riprese, trovato vittima di un incidente, dalle dinamiche non del tutto chiare, nei pressi di Lugano. Strane coincidenze.
Il mio pensiero, a pochi giorni dalla 13^ Giornata della Memoria e dell’Impegno di Bari in ricordo delle vittime di mafia e per l’impegno non violento per la Pace va a questi due coraggiosi cronisti. Va a loro, morti nel più crudele dei giorni. E va anche a Beppe Alfano, Cosimo Cristina, Pippo Fava, Peppino Impastato, Mauro De Mauro, Maria Grazia Cutuli, Mario Francese, Carmine Pecorelli e a tanti altri. Giornalisti anche loro uccisi come Ilaria e Miran per aver fatto la proprio parte per la realizzazione di un mondo più giusto e segnato dalla verità.
Mentre scrivo mi viene da pensare all’articolo 11 della nostra Costituzione che recita “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alle libertà degli altri popoli”. In fin dei conti dopo “il più crudele dei giorni” c’è sempre la Primavera. Io l’aspetto con trepidazione, cosciente che il senso della vita va ricercato in fondo al quotidiano impegno nella costruzione di una società più Libera!















