DSC_6122DSC_6106DSC_6104DSC_6094DSC_6092DSC_6087DSC_6082DSC_6081DSC_6064DSC_5932

Archive for Novembre, 2007

La mafia dei pizzini

pizzini2.jpg


Le buone notizie di questi giorni, dall’arresto del boss Lo Piccolo alle denunce degli imprenditori che si ribellano al racket, fanno ben sperare. C’è un vento positivo che soffia in questa terra di Sicilia, ed è importante sottolinearlo. Ma è bene fermarsi, e andare un po’ oltre questi importanti successi, per imporci alcune riflessioni di non poca importanza. Bisognerebbe forse focalizzare il nostro sguardo sui rapporti, forse sempre più preganti, tra mafia e poteri forti, tra politica ed economia e spingerci, quindi, oltre alla villana dimostrazione di potere di questi boss che ostentano la ricchezza dei loro Rolex Daytona e dei sigari cubani. Andando un po’ indietro con la memoria ricorderemo tutti le scelte strategiche di Riina, in questi giorni riproposto in una discussa fiction di Mediaset, che aveva spinto ai gesti eclatanti del periodo stragista degli anni ’90. E ricordiamo pure l’idea del più accorto Provenzano che suggeriva la strategia dell’immersione, e a far sì che si gestisse una sorta di equilibrio. Il nodo gordiano è allora, probabilmente, rappresentato da questo tanto agognato punto di equilibrio rintracciabile probabilmente dentro questi pizzini dattiloscritti. Che ci siano scritti nomi di “intoccabili”? Che oltre alla lista di imprenditori vessati ci siano anche importanti personaggi le cui collusioni con i vertici di Cosa Nostra saranno rivelatori di scenari mai immaginati? Del resto le recenti indagini del Censis e di Confesercenti parlano chiaro e dicono non c’è più una mafia che resta in campagna o che si accontenta di alcuni traffici. Le mafie, oggi, sono parte costituente delle nostre strutture societarie e sono apparati criminali che hanno smesso di avere un’ideologia (semmai ne abbiano avuta una), capendo forse per prime le potenzialità del mercato globale. Questi criminali non sono né di destra né tantomeno di sinistra, e non si preoccupano minimamente dei partiti, perchè evidentemente se ne sono sempre serviti. Bisognerebbe allora considerare questo canale come principale forma d’indagine e forse le carte ritrovate nella borsa del boss di Tommaso Natale sapranno illuminarci in tal senso. Dove finisce la mafia e dove comincia quella che potremmo chiamare politica degli interessi privatistici? Dove termina l’aspetto folkloristico di questo fenomeno e dove cominciano gli affari con la “a” maiuscola? Attendiamo pazienti gli ultimi sviluppi delle indagini, confidando ancora una volta nella grande capacità investigativa che sta caratterizzando buona parte delle forze di polizia e dell’attuale magistratura italiana.

Commenti




[blog: www.umbertodimaggio.eu]

[email: umberto.dimaggio@gmail.com]

[tel: +39.091.322023]

[mob: +39.333.3381624]

[fax: +39.091.6197467]

[skype: triscele]

[msn: umbertodimaggio@yahoo.it]


Curriculum Vitae

 

Google