La programmazione negoziata
Caratteristica comune di molti interventi avvenuti nel Mezzogiorno d’Italia (e non solo), dal dopoguerra fino a pochi anni fa, è l’idea secondo la quale per colmare i gap ed i ritardi era necessario intervenire con sussidi agli investimenti, con generosi contribuiti in conto capitale, con finanziamenti a tassi agevolati, con riduzione del costo del capitale investito. Ciò avrebbe rilanciato processi di investimento, locali ed esogeni, rafforzando il tessuto produttivo. Al centro di queste politiche era quindi l’impresa, intesa come vero motore di sviluppo e di competizione.
Le nuove correnti di pensiero, invece, sono sempre più orientate ad accrescere la competitività dell’intero territorio, inteso come l’insieme delle realtà imprenditoriali, delle forze produttive dislocate, dei know-how, delle forze pubbliche che a vario titolo intervengono nelle realtà territoriali. Il mutamento concettuale è di notevole portata, tale per cui ci sta spostando, con sempre maggiore intensità, da tradizionali politiche di monetizzazione a interventi di realizzazione di infrastrutturalità di altissima qualità. Questi interventi, è chiaro, presuppongono la presenza di capitale sociale tale per cui l’intera vita del territorio è in diretta derivazione con il coordinamento di tutte le forze che lo compongono.
Nel nostro territorio nazionale, esperienze significative di questa nuova filosofia di gestione riguardano la Programmazione Negoziata che si è concretizzata nel tempo con l’istituzione di strumenti operativi perseguendo l’obiettivo concreto di promuovere nel territorio sistemi locali di sviluppo.
Come qualcuno ha sottolineato essa ha teso nel “favorire la cooperazione tra imprese, Enti Locali, parti sociali e sistema finanziario, al fine di attuare investimenti in attività imprenditoriali e in centri di servizio fra loro integrati; stabilire, nelle aree in grave crisi industriale e occupazionale, condizioni più favorevoli alla crescita economica nelle relazioni contrattuali nel lavoro, nel credito, per i servizi amministrativi e di sicurezza”[1].
In tal senso, la programmazione negoziata è un contesto sperimentale ideale, dentro il quale le forze locali, per poter efficacemente intervenire nella gestione delle attività produttive, devono esulare le logiche autoreferenziali e devono orientarsi verso l’azione collettiva.
Per tale motivo si possono implementare processi di apprendimento collettivo che sono sempre più rappresentativi della società della conoscenza e che si caratterizzano dall’utilizzo concertato di saperi e cognizioni non più concentrati in isolati centri privilegiati.
[1] Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, La nuova programmazione e il Mezzogiorno: orientamenti per l’azione di governo redatti dal Ministero del tesoro, bilancio e programmazione economica, Donzelli, Roma, 1998, pag. 30-31
















