La morte della speranza











Rita Atria a diciotto anni si era sottratta alle logiche mafiose della sua famiglia, decidendo di collaborare con la giustizia; Paolo Borsellino l’aveva aiutata in questa difficile scelta; la strage di Via D’Amelio, la prostrò fino al suicidio. Suo padre e suo fratello erano rimasti uccisi per una guerra di mafia. Così iniziò a collaborare con il giudice Paolo Borsellino, che per lei diventerà un secondo padre. In lui, Rita aveva trovato un punto di riferimento fondamentale per la sua scelta di sfidare la mafia del suo paese. Ogni incontro era fatto di abbracci, baci, comprensione e sostegno umano. Rita gli parlava spesso della madre che non voleva capire la sua scelta di collaborare con la giustizia. La morte del giudice Borsellino, il 19 luglio 1992, nella strage di via d’Amelio, a Palermo, sconvolse anche la vita di Rita Atria: a una settimana esatta dalla morte di Paolo, il 26 luglio 1992, Rita si lancia nel vuoto dalla casa dove viveva, al settimo piano di viale Amelia 23, a Roma.
Il 19 luglio 1992 Rita, Rituzza come la chiamava Paolo, scriveva: "Ora che è morto Borsellino, nessuno può capire che vuoto ha lasciato nella mia vita… Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici; la mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci. Borsellino sei morto per ciò in cui credevi, ma io senza di te sono morta". Ma poi continua dicendo "bisogna rendere coscienti i ragazzi che vivono nella mafia, che al di fuori c’è un altro mondo, fatto di cose semplici ma belle, di purezza, un mondo dove sei trattato per ciò che sei non perché sei figlio di quella persona o perché hai pagato per farti fare quel favore. Forse un mondo onesto non ci sarà mai, ma se ognuno di noi prova a cambiare ce la faremo".
Rita, pur appartenendo ad una famiglia mafiosa, aveva scelto con fiducia la legalità, affidandosi allo Stato. Una scelta che è suonata, per il contesto in cui Rita è cresciuta, come un affronto imperdonabile. Anche per questa ragione Rita è stata aggredita anche dopo la morte: frantumando la sua lapide ed oltraggiandola anche nel ricordo. Dopo dodici anni, nel piccolo cimitero di Partanna c’è una tomba senza un nome, solo un volto incorniciato: il volto di Rita Atria.
A quindici anni dalla sua morte, ricordare Rita Atria diventa occasione per confrontarsi e impegnarsi nella lotta alle mafie.
Fonte: PC
Ecco Il programma della manifestazione a Palermo:
Centro Sociale G. Vitale allo Zen 2 (Palermo) - Le donne raccontano Rita Atria - 26 Luglio 2007 - Ore 18.00.
Ore 18.00: arrivo della carovana dei ragazzi di Torino ACMOS Libera Piemonte.
Ore 18.45: le donne dello Zen raccontano Rita Atria.
Ore 19.45: momento di riflessione e preghiera con Luigi Ciotti.
Ore 20.15: chiusura della manifestazione con la musica di Clara Salvo.
Ore 20.30: …saluto della carovana e arrivederci al prossimo anno.
Associazione Rita Atria, Acmos, Associazione Zen Insieme, Centro Sociale Catalano e Vitale, Libera.
Mercoledì 18 Luglio 2007 alle ore 17.00 presso la struttura agrituristica “Portella della Ginestra” della Cooperativa “Placido Rizzotto” a Piana degli Albanesi (Palermo), si terrà un incontro dal titolo “In ricordo delle vittime di via D’Amelio - Lavoro, dovere morale e giustizia sociale”. All’incontro parteciperà Luigi Ciotti, il presidente di Libera, la rete di cittadini, scuole e associazioni che dal 1995 promuove su tutto il territorio nazionale l’impegno della società civile contro le mafie. Interverranno all’iniziativa anche i soci delle cooperative del circuito Libera Terra che operano sui terreni confiscati, i ragazzi dei campi estivi di volontariato, molte associazioni del territorio palermitano, e sarà presente, inoltre, una delegazione di familiari delle vittime di mafia che fanno parte del settore Libera Memoria.
A distanza di 15 anni dai tragici fatti di via D’Amelio, questo appuntamento vuole essere un momento di riflessione che, nel ricordo dell’impegno e del lavoro del giudice Borsellino e dei suoi agenti di scorta, vuole sottolineare e sollecitare quel “dovere morale” che il magistrato aveva sottolineato nella sua ultima intervista televisiva, elemento indispensabile per la realizzazione concreta di equità e giustizia sociale. Al termine dell’incontro, presso l’agriturismo che ospita l’evento e che è un bene confiscato alla famiglia Brusca di San Giuseppe Jato, verrà piantato un albero in memoria delle vittime del 19 luglio 1992.
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