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Archive for Luglio, 2006

Legambiente presenta il rapporto Ecomafia 2006

ecomostro.jpgL’ecomafia va alla conquista del nord e lo fa soprattutto coi rifiuti. Il Veneto è al terzo posto nella classifica delle illegalità legate alla monnezza connection, il Friuli Venezia Giulia e il Trentino Alto Adige sono spesso le destinazioni di arrivo o di smaltimento del pattume illegale. Le imprese criminali della spazzatura hanno ormai stabilmente varcato i confini del Mezzogiorno. È questo uno dei dati più significativi di Ecomafia 2006, l’annuale rapporto di Legambiente sull’illegalità ambientale in Italia e il ruolo della criminalità organizzata.I dati più significativi del rapporto. Cresce il traffico di rifiuti in Italia con un incremento del 16,5% rispetto al 2004, 18,8 milioni di tonnellate rifiuti speciali spariti nel nulla. La gestione illecita si estende ormai da sud a nord, travalicando ampiamente i confini delle regioni a tradizionale presenza mafiosa e arrivando fino al Friuli Venezia Giulia e al Trentino Alto Adige.

Abusivismo edilizio: l’effetto condono inizia a svanire (sono 10.000 in meno del 2004 le costruzioni fuorilegge), ma un chiaro segnale della gravità degli illeciti accertati arriva dall’aumento del 27% del numero di sequestri. Complessivamente invece gli illeciti ambientali accertati in Italia durante il 2005 sono stati 23.660: quasi 3 reati ogni ora. Legambiente stima sui 22,4 miliardi di euro il business dell’ecomafia nel 2005 e ha censito il coinvolgimento di ben 202 clan (194 nel 2004). Sempre più temibili, infine, le connection globali della criminalità ambientale: con 7 miliardi di euro all’anno di traffici clandestini di specie protette e con la Cina che sta diventando la nuova mecca dello smaltimento illegale dei rifiuti pericolosi italiani ed europei.

Le notizie più preoccupanti arrivano dunque dai rifiuti. Sono 4.797 le infrazioni nel ciclo dei rifiuti nel 2005, 1.906 i sequestri, oltre 200 in più rispetto al precedente Rapporto Ecomafia e 5.221 le persone denunciate o arrestate, ovvero più di 14 al giorno. La regione in cui si concentra il maggior numero di illeciti rimane la Puglia, con 597 infrazioni (il 12,4% del totale nazionale), seguita dalla Campania (514 infrazioni, 10,8%) e dal Veneto (389 infrazioni, 8,1% del totale), che sale così dal sesto al terzo posto di questa classifica, mentre rimane stabile al quarto posto la Sicilia (340 illeciti pari al 7,1% del totale nazionale). Ma casi e indagini rivelano un vero e proprio network d’imprese criminali, che si estende a regioni a lungo scarsamente interessate da questi fenomeni, come Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Lo testimonia anche il numero delle procure impegnate nelle indagini su questo spinoso settore: 23 centro-settentrionali e solo 12 nel sud.

Lo spegnersi dell’effetto condono risparmia invece all’Italia un quarto di case illegali. Nel corso del 2005, secondo le stime Cresme, sono state realizzate 31.000 nuove costruzioni abusive, contro le 41.000 del 2004: numeri sempre inaccettabili per un Paese civile. La flessione dei reati non sembra riguardare le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, dove si concentra il 48,6% di illegalità cementizia. La Campania è al primo posto, con 1.016 reati (il 15,6% del totale nazionale), seguita da Calabria, Sicilia e Puglia. Campania sul podio anche per gli abusi nei parchi, un fenomeno preoccupante, analizzato per la prima volta in questo Rapporto Ecomafia 2006. Nel triennio 2003-2005, le forze dell’ordine hanno accertato 2.973 abusi nelle aree protette, con un picco registrato nel 2004 (1.123 casi) e si attesta sui 150 milioni di euro il valore stimato degli immobili sequestrati. Di oltre un miliardo di euro, invece, il valore degli immobili sequestrati nello stesso periodo su tutto il territorio nazionale. In Campania, sono 722 i casi di illegalità accertati nel parco nazionale del Vesuvio e nel parco nazionale del Cilento Vallo di Diano. Seguono Sardegna (613 abusi segnalati) e Lazio (167).

Più in generale, l’aggressione subita dal nostro patrimonio ambientale e naturale nel corso del 2005 si può quantificare in 3 reati ogni ora. Sono state 23.660 le violazioni alle normative ambientali accertate dalle forze dell’ordine, con una flessione del 7,1% rispetto all’anno precedente (erano 25.469). In calo del 10% circa anche il numero delle persone denunciate, che passa dalle 21.707 del 2004 alle 19.503 del 2005, ma s’impenna il numero delle persone arrestate: 183 arresti nel 2005, circa il 16% in più dell’anno precedente. Cresce inoltre il numero di persone indagate per reati connessi al mercato illegale delle opere d’arte e dei reperti archeologici, dai furti alla ricettazione: dalle 1.019 persone denunciate nel 2004 si passa alle 1.361 del 2005, con un incremento del 33% circa.

Una riflessione più che mai necessaria meritano i mercati internazionali dell’ecomafia. Dall’Africa alla Cina, passando per le nostre frontiere, sempre più spesso s’intrecciano vecchie e nuove rotte dei traffici illeciti in materia d’ambiente, tanto che c’è chi ipotizza l’esistenza di vere e proprie “holding” a servizio di ogni forma di economia criminale. La Cina si profila come la nuova mecca dei traffici internazionali di rifiuti e conferma la propria funzione di “discarica globale” dei rifiuti elettronici. Le ultime stime UE parlano di 11 milioni di tonnellate annue di tecno-spazzatura da smaltire, ma nei porti cinesi arrivano container da tutto il mondo. Usa e Giappone in testa. I rifiuti continuano a circolare anche dall’Italia all’Africa (verso Nigeria, Senegal e Ghana soprattutto), mentre sulla rotta inversa viaggia illegalmente il legname (centinaia di tonnellate di legno contaminato da diossina sono state sequestrate alle nostre frontiere). Contemporaneamente crescono i traffici di specie protette, animali e vegetali, che valgono 7 miliardi di euro e sono la causa diretta dell’estinzione di circa 100 specie animali ogni anno. Gli esemplari sono destinati in prevalenza al ricco mercato Usa, ma anche l’Italia fa la sua parte: il Cfs sequestra ogni anno alle dogane circa 10.000 animali vivi.

“Ormai le ecomafie e la criminalità ambientale - ha dichiarato Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente - puntano ad insediarsi in ogni angolo d’Italia e a svolgere un ruolo centrale anche nei traffici internazionali. La magistratura e le forze dell’ordine svolgono un’opera meritoria, ma per segnare successi decisivi servono contromisure immediate anche sul piano della volontà politica e delle norme, a cominciare dal pieno inserimento dei reati ambientali nel codice penale che Legambiente reclama inutilmente da anni. Alle forze dell’ordine vanno poi date più risorse, più uomini e più mezzi. Occorre inoltre un potenziamento delle attività di controllo, in particolar modo nel campo dei rifiuti e in quello dell’abusivismo edilizio, e un maggiore impegno a livello europeo”.

“Pochi paesi come il nostro - ha aggiunto Della Seta - possono misurare quanto siano gravi e profondi i guasti causati dall’ecomafia e dalla criminalità ambientale in genere. Per questo, meritano di essere sottolineate alcune buone pratiche realizzate da amministrazioni regionali e comunali, a cominciare dalla demolizione di Punta Perotti, e meritano un plauso tutte le forze dell’ordine che in questo settore spendono tantissime energie”.

Fonte Legambiente

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Daedalus: il portale del turismo culturale

dae.pngUn sito web per scoprire i paesi del Mediterraneo attraverso interessanti viaggi ‘tematici’: porti di Ulisse, teatri, mosaici, panorami unici, musica e danza, gastronomia, flora e fauna. Realizzato grazie ad un progetto europeo e coordinato dall’Istituto per le tecnologie della costruzione (Itc) del Cnr, il portale si basa su un sistema capace di integrare le offerte culturali e tutti i servizi turistici della località prescelta.

Non le solite mete turistiche offerte in ‘pacchetti’, ma percorsi alternativi e affascinanti per conoscere arte, cultura e paesaggi del Mediterraneo. A cominciare da ‘i porti di Ulisse’, ‘le antiche terme’, ‘la flora e la fauna’, ‘la musica e la danza’, ‘la cucina’, ‘i mosaici’. Sono queste le suggestive e divertenti proposte del portale ‘Daedalus’ (http://fclass.intracom.gr/daedalus/en/index.jsp) per chi ha deciso di trascorre le vacanze nel mare ‘nostrum’.
Il sito web, è nato dall’omonimo progetto coordinato dall’Istituto per le tecnologie della costruzione (Itc) del Cnr di Milano ed è stato finanziato con circa 2 milioni di euro dalla Comunità Europea nel quadro del programma ‘Eumedis’ (Euro mediterranean information society). Il portale vede coinvolti 12 partner di 8 diversi paesi, tre dei quali europei e cinque dell’area mediterranea: Francia, Italia, Grecia, Cipro, Israele, Giordania, Tunisia e Turchia.
Il sito non solo è in grado di collegare le mete di un’intera area, attraverso temi culturali comuni ai diversi paesi, come ad esempio antichi teatri, porti, collezioni d’arte, ma dà all’utente, una volta scelta la destinazione, la possibilità di valutare tutte le offerte esistenti sul posto per la sistemazione e l’organizzazione logistica.
“Il sistema informatico messo a punto per ‘Daedalus’” spiega Anna Della Ventura dell’Itc del Cnr “assolve a un ruolo fondamentale nel panorama del mercato del turismo, che appare profondamente cambiato dall’avvento di Internet. Esso infatti integra tutte le informazioni sulle offerte culturali e sui servizi turistici di una località prescelta nel Mediterraneo senza costringere l’utente a navigare in altri siti di internet. ‘Daedalus’ vuole dare agli operatori del settore un diverso canale di promozione e l’opportunità di far parte di una community che condivide l’interesse di attirare un target turistico di alto livello. Il sistema è un prototipo che può essere ceduto dai partner europei agli investitori istituzionali o a privati che operano nel turismo, con innumerevoli vantaggi economici derivanti da una promozione dei viaggi più veloce e accattivante”.

Fonte CNR

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La città? Un animale che cambia sempre pelle

martinotti.pngGuido Martinotti, ordinario di sociologia urbana nell’Università di Milano Bicocca, analizza l’evoluzione dei grandi centri urbani: “In Italia e nel mondo i confini tradizionali sono stati abbattuti e superati da una tumultuosa espansione. Ma gli amministratori non se ne sono accorti”.
Guido Martinotti ha un aspetto tra il bonario e il severo, così come generalmente ci si aspetta debba essere un “professore”. Imponente, tutto vestito di nero, ad eccezione degli occhialini rossi oltre i quali, calati sul naso, si muovono veloci e intelligenti gli occhi chiari. Non ha, però, il piglio troppo cattedratico che hanno spesso professori come lui che viene messo nella rosa dei più grandi sociologi italiani. Da sempre attento studioso delle città di cui osserva e studia i cambiamenti, Martinotti è ordinario di sociologia urbana nell’Università di Milano Bicocca. La sua attività scientifica “dall’ampio spettro di interessi”, come recitano le sue biografie, converge essenzialmente lungo due filoni di ricerca di cui uno è quello per cui l’abbiamo intervistato: l’analisi sociologica delle città, su cui il professore è considerato un decano ed ha scritto numerosi libri.
A Martinotti, nato a Milano, dove vive e lavora, non si può non chiedere cosa stia cambiando nella sua città.
Professore, qual è lo stato di salute di Milano?
«Quello che succede a Milano è un chiaro esempio di quello che succede nel mondo. Ogni fenomeno generale ha le sue manifestazioni locali».
Quindi, che cosa succede nel mondo. Qual è il quadro generale?
«E’ il fenomeno dell’immigrazione a interessare tutto il mondo, in modo diverso in ogni paese. La premessa è che nel ventesimo secolo la popolazione è cresciuta in un modo che non ha precedenti. A inizio secolo c’erano 1,2 miliardi di persone che, alla fine dello stesso, sono diventate 6 miliardi. E’ un fenomeno molto particolare. Andando a ritroso è successo che negli ultimi 30 anni la popolazione mondiale è passata dai 3 ai 6 miliardi. Nei settant’anni precedenti, che dagli anni settanta portavano all’inizio del secolo, è raddoppiata, passando da 1,6 ai 3 miliardi. Mentre ci erano voluti ben 150 anni per arrivare al raddoppio precedente che aveva portato la popolazione dagli 800 milioni a 1,6 miliardi».
Continueremo a registrare questi tassi di crescita?
«Per fortuna no. Negli ultimi anni si sta registrando un rallentamento. Negli ultimi 30 anni il numero dei figli per famiglia, considerando i paesi in via di sviluppo, è passato da 6 a 4. Ma, la grande maggioranza delle persone si sposta in città e continuerà a farlo. Il grande esodo dalle campagne verso le metropoli riguarda tutte le aree geografiche del mondo. Dalla Cina al Sud America. E un fenomeno sociale importante che cambia la natura delle città, soprattutto quelle nei paesi in via di sviluppo, come in Cina».
Che cosa succede in Cina?
«I cinesi sono un quarto della popolazione mondiale. L’ottanta per cento, oggi, vive ancora in ambiente rurale. Il che vuol dire che una persona su sei tra la gente che popola questa terra è un contadino cinese. Ma questo significa anche che quando un certo numero di questi contadini si sposta per andare a stare nelle città è capace di condizionarne fortemente la geografia e la forma».
Questo succede anche nelle nostre città? A Milano per esempio?
«Quella che ho fatto è una premessa per dire che dappertutto, e quindi anche in Italia, le città non sono più le stesse, ma i nostri amministratori non hanno ancora registrato i cambiamenti. Noi viviamo a Milano, una città molto grande, anche se non si sa bene quanto. Questa “nuova” città, a differenza di quella tradizionale, non ha mura e confini precisi. Tant’è che nella città di Milano una volta si “entrava”, mentre nella metropoli di Milano oggi si “arriva”. Questo “animale città” è in continuo cambiamento. Non si sa neanche più che nome dargli. Siamo in presenza di un nuovo soggetto che non conosciamo ancora bene».
Lei le chiama “metacittà”. Che cosa significa?
«La “metacittà” va al di là della forma tradizionale e soprattutto non si ferma ai confini amministrativi dei singoli comuni. Ha la forma di un lungo “tubo” o “corridoio”. Un esempio è quello di Parma Rimini o quello di Milano Torino, l’impressione è che si tratti di un’unica, grande città. In Europa questi “corridoi” si stanno sviluppando intorno a nuove fonti energetiche, di informazione e di traffico».
Insomma non ha più senso parlare delle città come comunemente le si intendono, nei loro ambiti amministrativi tradizionali.
«Se ci limitiamo a parlare della città di Milano, quella che elegge il sindaco, vediamo che è formata da una popolazione di 1,2 milioni di persone, più numerosa di quella del ‘36, ma meno popolata di quella del ‘51. E’ identica, nel numero degli abitanti, alla Milano del ‘41 quando era una città autosufficiente e riconoscibile, abitata da operai e impiegati. La Milano di oggi, quella nei confini amministrativi del Comune, non ha più i giovani. Sono spariti. Le giovani coppie con figli abitano nei comuni limitrofi che, tutti insieme, ridisegnano i veri confini della “nuova” Milano. La popolazione attiva è in quella che viene chiamata “area metropolitana”. La Milano più tradizionale è fatta in prevalenza di persone anziane e quindi da sola non reggerebbe, non funzionerebbe. Ma Milano si ostina a non voler cambiare la corazza che è diventata troppo stretta per una città che va ben al di là dei suoi confini amministrativi».

Fonte: La Repubblica.it

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