Legambiente presenta il rapporto Ecomafia 2006
L’ecomafia va alla conquista del nord e lo fa soprattutto coi rifiuti. Il Veneto è al terzo posto nella classifica delle illegalità legate alla monnezza connection, il Friuli Venezia Giulia e il Trentino Alto Adige sono spesso le destinazioni di arrivo o di smaltimento del pattume illegale. Le imprese criminali della spazzatura hanno ormai stabilmente varcato i confini del Mezzogiorno. È questo uno dei dati più significativi di Ecomafia 2006, l’annuale rapporto di Legambiente sull’illegalità ambientale in Italia e il ruolo della criminalità organizzata.I dati più significativi del rapporto. Cresce il traffico di rifiuti in Italia con un incremento del 16,5% rispetto al 2004, 18,8 milioni di tonnellate rifiuti speciali spariti nel nulla. La gestione illecita si estende ormai da sud a nord, travalicando ampiamente i confini delle regioni a tradizionale presenza mafiosa e arrivando fino al Friuli Venezia Giulia e al Trentino Alto Adige.
Abusivismo edilizio: l’effetto condono inizia a svanire (sono 10.000 in meno del 2004 le costruzioni fuorilegge), ma un chiaro segnale della gravità degli illeciti accertati arriva dall’aumento del 27% del numero di sequestri. Complessivamente invece gli illeciti ambientali accertati in Italia durante il 2005 sono stati 23.660: quasi 3 reati ogni ora. Legambiente stima sui 22,4 miliardi di euro il business dell’ecomafia nel 2005 e ha censito il coinvolgimento di ben 202 clan (194 nel 2004). Sempre più temibili, infine, le connection globali della criminalità ambientale: con 7 miliardi di euro all’anno di traffici clandestini di specie protette e con la Cina che sta diventando la nuova mecca dello smaltimento illegale dei rifiuti pericolosi italiani ed europei.
Le notizie più preoccupanti arrivano dunque dai rifiuti. Sono 4.797 le infrazioni nel ciclo dei rifiuti nel 2005, 1.906 i sequestri, oltre 200 in più rispetto al precedente Rapporto Ecomafia e 5.221 le persone denunciate o arrestate, ovvero più di 14 al giorno. La regione in cui si concentra il maggior numero di illeciti rimane la Puglia, con 597 infrazioni (il 12,4% del totale nazionale), seguita dalla Campania (514 infrazioni, 10,8%) e dal Veneto (389 infrazioni, 8,1% del totale), che sale così dal sesto al terzo posto di questa classifica, mentre rimane stabile al quarto posto la Sicilia (340 illeciti pari al 7,1% del totale nazionale). Ma casi e indagini rivelano un vero e proprio network d’imprese criminali, che si estende a regioni a lungo scarsamente interessate da questi fenomeni, come Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Lo testimonia anche il numero delle procure impegnate nelle indagini su questo spinoso settore: 23 centro-settentrionali e solo 12 nel sud.
Lo spegnersi dell’effetto condono risparmia invece all’Italia un quarto di case illegali. Nel corso del 2005, secondo le stime Cresme, sono state realizzate 31.000 nuove costruzioni abusive, contro le 41.000 del 2004: numeri sempre inaccettabili per un Paese civile. La flessione dei reati non sembra riguardare le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, dove si concentra il 48,6% di illegalità cementizia. La Campania è al primo posto, con 1.016 reati (il 15,6% del totale nazionale), seguita da Calabria, Sicilia e Puglia. Campania sul podio anche per gli abusi nei parchi, un fenomeno preoccupante, analizzato per la prima volta in questo Rapporto Ecomafia 2006. Nel triennio 2003-2005, le forze dell’ordine hanno accertato 2.973 abusi nelle aree protette, con un picco registrato nel 2004 (1.123 casi) e si attesta sui 150 milioni di euro il valore stimato degli immobili sequestrati. Di oltre un miliardo di euro, invece, il valore degli immobili sequestrati nello stesso periodo su tutto il territorio nazionale. In Campania, sono 722 i casi di illegalità accertati nel parco nazionale del Vesuvio e nel parco nazionale del Cilento Vallo di Diano. Seguono Sardegna (613 abusi segnalati) e Lazio (167).
Più in generale, l’aggressione subita dal nostro patrimonio ambientale e naturale nel corso del 2005 si può quantificare in 3 reati ogni ora. Sono state 23.660 le violazioni alle normative ambientali accertate dalle forze dell’ordine, con una flessione del 7,1% rispetto all’anno precedente (erano 25.469). In calo del 10% circa anche il numero delle persone denunciate, che passa dalle 21.707 del 2004 alle 19.503 del 2005, ma s’impenna il numero delle persone arrestate: 183 arresti nel 2005, circa il 16% in più dell’anno precedente. Cresce inoltre il numero di persone indagate per reati connessi al mercato illegale delle opere d’arte e dei reperti archeologici, dai furti alla ricettazione: dalle 1.019 persone denunciate nel 2004 si passa alle 1.361 del 2005, con un incremento del 33% circa.
Una riflessione più che mai necessaria meritano i mercati internazionali dell’ecomafia. Dall’Africa alla Cina, passando per le nostre frontiere, sempre più spesso s’intrecciano vecchie e nuove rotte dei traffici illeciti in materia d’ambiente, tanto che c’è chi ipotizza l’esistenza di vere e proprie “holding” a servizio di ogni forma di economia criminale. La Cina si profila come la nuova mecca dei traffici internazionali di rifiuti e conferma la propria funzione di “discarica globale” dei rifiuti elettronici. Le ultime stime UE parlano di 11 milioni di tonnellate annue di tecno-spazzatura da smaltire, ma nei porti cinesi arrivano container da tutto il mondo. Usa e Giappone in testa. I rifiuti continuano a circolare anche dall’Italia all’Africa (verso Nigeria, Senegal e Ghana soprattutto), mentre sulla rotta inversa viaggia illegalmente il legname (centinaia di tonnellate di legno contaminato da diossina sono state sequestrate alle nostre frontiere). Contemporaneamente crescono i traffici di specie protette, animali e vegetali, che valgono 7 miliardi di euro e sono la causa diretta dell’estinzione di circa 100 specie animali ogni anno. Gli esemplari sono destinati in prevalenza al ricco mercato Usa, ma anche l’Italia fa la sua parte: il Cfs sequestra ogni anno alle dogane circa 10.000 animali vivi.
“Ormai le ecomafie e la criminalità ambientale - ha dichiarato Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente - puntano ad insediarsi in ogni angolo d’Italia e a svolgere un ruolo centrale anche nei traffici internazionali. La magistratura e le forze dell’ordine svolgono un’opera meritoria, ma per segnare successi decisivi servono contromisure immediate anche sul piano della volontà politica e delle norme, a cominciare dal pieno inserimento dei reati ambientali nel codice penale che Legambiente reclama inutilmente da anni. Alle forze dell’ordine vanno poi date più risorse, più uomini e più mezzi. Occorre inoltre un potenziamento delle attività di controllo, in particolar modo nel campo dei rifiuti e in quello dell’abusivismo edilizio, e un maggiore impegno a livello europeo”.
“Pochi paesi come il nostro - ha aggiunto Della Seta - possono misurare quanto siano gravi e profondi i guasti causati dall’ecomafia e dalla criminalità ambientale in genere. Per questo, meritano di essere sottolineate alcune buone pratiche realizzate da amministrazioni regionali e comunali, a cominciare dalla demolizione di Punta Perotti, e meritano un plauso tutte le forze dell’ordine che in questo settore spendono tantissime energie”.
Fonte Legambiente










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