DSC_6122DSC_6106DSC_6104DSC_6094DSC_6092DSC_6087DSC_6082DSC_6081DSC_6064DSC_5932

Archive for Maggio, 2006

Ricerca e Sviluppo: motore dello sviluppo

Gli investimenti in ricerca e sviluppo, almeno a parole, sono sempre più percepiti dai policy maker come il motore dello sviluppo. Il canale di trasmissione è costituito ovviamente dall’innovazione di processo e di prodotto. Risultati di recenti ricerche confermano che la probabilità di introdurre un’innovazione di prodotto dipende in misura significativa dall’ammontare di R&S realizzata internamente all’impresa. E rende anche più probabile l’introduzione di innovazioni di processo, creando un humus fertile interno all’impresa che facilita l’assorbimento di nuova tecnologia. Gli investimenti in R&S sono infatti in larga misura costituiti dagli stipendi di scienziati e tecnici che operano in centri di ricerca e che possono interagire con gli ingegneri e i tecnici di produzione facilitando l’individuazione e l’assimilazione della frontiera tecnologica di produzione.

L’intero articolo è tratto da www.lavoice.info

Commenti

Come nasce l’impresa sociale?

Ota De Leonardis invita a ripensare i servizi sociali come processo di rigenerazione della socialità, attraverso la partnership su progetti comuni. I grandi sistemi d’intervento sociale (l’assistenza, la sanità, l’educazione, ecc.) che si sono sviluppati nell’alveo del welfare state come dispositivi di base della cittadinanza, sono oggi sottoposti alla divaricazione tra crescenti vincoli di spesa e problemi sociali emergenti. Da un lato, essi sono oggetto di misure restrittive e tagli di spesa, delegittimati come un lusso non più sostenibile e come un intralcio alla nuova crescita economica. Dall’altro essi appaiono drammaticamente inadeguati rispetto ai problemi sociali cui dovrebbero rispondere, che comunque persistono, anzi si moltiplicano in conseguenza anche del tipo di crescita economica in atto. Sono problemi di grande portata sia sotto il profilo quantitativo (si pensi per esempio in che proporzioni le popolazioni delle nostre società ricche sono coinvolte nell’esperienza delle nuove povertà, della nuova vulnerabilità sociale; e si pensi d’altra parte anche ai flussi migratori) sia rispetto alle divisioni e lacerazioni nel tessuto sociale che essi tendono a generare.
Non v’è dubbio perciò che i servizi sociali vadano ripensati. In proposito vi è un discorso diffuso, al limite del senso comune, in cui la soluzione è cercata lungo le seguenti linee:
lo Stato, impoverito e inadeguato, deve ritirarsi dalla gestione diretta dei servizi, per assumere soltanto funzioni di indirizzo e di controllo; e lo spazio liberato viene occupato da iniziative della società civile, di mercato o solidali: è lo spazio per lo sviluppo del terzo settore, o sistema, che può assumersi il compito di sviluppare servizi sociali, in forme che promettono di combinare insieme solidarietà e libertà, efficienza e orientamento al cliente.
Questo discorso, che come dicevo ha quasi la forza del senso comune, accompagna e registra un processo per molti aspetti irreversibile. Ciò significa che per un verso ogni risposta improntata a criteri di difesa dell’impalcatura storica del welfare state è destinata ad essere sopraffatta dalla forza e velocità del processo.
Ma d’altra parte questo processo può e deve essere orientato e qualificato rispetto agli esiti, anche molto diversi, che da esso possono derivare. La capacità e libertà d’iniziativa sociale, e la stessa solidarietà, non sono da soli garanzia di tenuta - e tanto meno di ricomposizione - del legame sociale, di convivenza civile: la società civile può anche rivelarsi profondamente incivile. E dunque i criteri per le scelte e le azioni questo campo, devono essere oggetto di riflessione scientifica e di discussione pubblica.

Il testo integrale è disponibile su impresa-stato.mi.camcom.it

Commenti

Come mutano le nostre città?

mike davisUno dei massimi esperti internazionali di teoria urbana, Mike Davis, in questa intervista allo storico e giornalista Tom Engelhardt – autore di The End of Victory Culturex, a history of the collapse of American triumphalism in the Cold War era – solleva la questione dell’immenso e incontrollato, ma ancora poco conosciuto, fenomeno espansionistico che caratterizza le città, soprattutto nel sud del mondo. Si tratta di una questione che continua a coinvolgere sempre più comunità sociali in tutto il mondo e che, alla stessa velocità della sua espansione, sta facendo perdere a milioni di persone il proprio lavoro e altri diritti di base. Oggi forse un miliardo di persone, per lo più giovani abitanti dei quartieri poveri e degradati – i cosiddetti slums –, vive in microcosmi che non conoscono la bencheminima manifestazione di sviluppo economico, in periferie urbane inimmaginabili da chi abbia anche solo una volta sognato il mito della città così come tutti abbiamo imparato a restarne affascinati.

L’intervista completa è disponibile cliccando nuovimondimedia.com

Commenti

« Previous entries



[blog: www.umbertodimaggio.eu]

[email: umberto.dimaggio@gmail.com]

[tel: +39.091.322023]

[mob: +39.333.3381624]

[fax: +39.091.6197467]

[skype: triscele]

[msn: umbertodimaggio@yahoo.it]


Curriculum Vitae

 

Google