Le ragioni del mio impegno

Beni confiscati: attività sempre più a rischio

Nel percorso di studio, di analisi e di proposta di questi ultimi anni il network associativo riunito intorno a “Libera” ha sempre esplicitato la necessità di armonizzazione della normativa antimafia al fine di meglio coordinare la legislazione nazionale integrandola ove possibile con le linee strategiche dell’Unione Europea e degli altri organismi internazionali.

Queste esigenze si sono rese ancor più necessarie nel recente periodo ove si è presentata l’urgenza di entrare nel dibattito circa il varo del Codice Antimafia (D.L. 6 settembre 2011 n. 159) proposto dal governo Berlusconi nell’estate 2011. Raccogliendo lo stimolo e tesaurizzando il grande lavoro delle tante organizzazioni coinvolte sul tema (Centro Pio La Torre, Associazione Nazionale Magistrati, Avviso Pubblico, Fondazione Chinnici, …), in tal senso, si è cercato con spirito costruttivo di proporre un riordino della complessa ed articolata materia non perdendo però di vista la rivoluzione copernicana costituita dai dettami e dai principi della legge Rognoni La Torre che, come è noto, ha realmente reso su tutti i livelli concreta e tangibile l’azione di contrasto alle mafie.

Tanti, però, sono i nodi teorici ed applicativi legati al riordino del Codice varato.

Alcuni dei più preoccupanti riguardano la materia delle misure di prevenzione patrimoniale ove, tenuto conto della struttura dell’attuale “sistema giustizia”, la preoccupazione è connessa al provvedimento di confisca legato a tempistiche troppo vincolanti (art. 27) che farebbero, quindi, svanire i tanti anni di lavoro spesi per strappare i patrimoni alle cosche. Altra preoccupazione concerne, in tema di confisca, la possibilità prevista in norma di restituire per somma equivalente i beni assegnati (art. 46). In questo senso, l’esperienza della nostra associazione di questi ultimi quindici anni a partire dalla legge 109/96 varata a seguito della mobilitazione popolare del 1995 con il milione di firme raccolte in tutta Italia, insieme agli esempi di cooperazione sociale su terreni tolti alle mafie ed afferenti al progetto “Libera Terra” – dalla Sicilia alla Calabria, dalla Campania alla Puglia –, ci fa dire che il senso di questo articolo fa ulteriormente inasprire la percezione di precarietà e labilità della gestione, già difficoltosa, dei cespiti in oggetto per i quali, com’è noto, sono necessari nella quasi totalità dei casi sostenuti investimenti e migliorie al fine di un “normale” loro utilizzo. Della stessa natura problematica è il tema delle confische aziendali (art. 41) ove, a nostro parere, sarebbe opportuno ragionare su ulteriori e più consistenti strumenti che consentano alle attività sotto gestione amministrata di proseguire la propria vita d’impresa consentendo quindi alle tante forze lavorative coinvolte di continuare a svolgere le proprie mansioni. Come non fare riferimento, poi, al tema delle ipoteche che spesso sono iscritte regolarmente dagli Istituti bancari e cedute a società di cartolarizzazione dei crediti al fine di capitalizzare società e patrimoni di terzi, di cui nel codice suddetto non è fatta menzione. Estremamente preoccupante è poi la questione che concerne la vendita dei beni confiscati (art. 60) ove è indicato letteralmente che “conclusa l’udienza di verifica, l’amministratore giudiziario effettua la liquidazione dei beni mobili, delle aziende o rami d’azienda e degli immobili ove le somme apprese, riscosse o comunque ricevute non siano sufficienti a soddisfare i creditori utilmente collocati al passivo”. La nostra Associazione, scevra da ogni dogma ideologico, ha più volte sottolineato la pericolosità legata a questa soluzione. Chi comprerebbe il bene ed a che prezzo? E’ questa una delle domande che in molti si pongono indicando la necessità di ragionare su strumenti volti ad una rapida ed efficace destinazione e gestione dei cespiti.

Nei termini più generali, e considerato il carattere transnazionale e transfrontaliero dei fenomeni mafiosi e di criminalità organizzata, è necessario sottolineare che una complessiva ed esaustiva riforma normativa dovrebbe recepire e far proprie tutte le disposizioni dell’UE e degli altri organismi internazionali, sottolineando l’importanza di colpire i legami tra mafia e politica creando un esplicito riferimento, ad esempio, al reato di voto di scambio, ed alla pericolosità del reato di autoriclaggio rendendo effettive le regole di tracciabilità dei flussi finanziari e degli appalti. Dello stesso tono sono le questioni concernenti le discriminazioni subite dai familiari delle vittime innocenti di mafia, per le quali da tempo “Libera” si è fatta promotrice di una richiesta di equo riconoscimento del danno biologico, di quello relazionale e morale così come la richiesta avanzata a tutela delle vittime di tratta.

In materia di investigazione, inoltre, è imprescindibile il rafforzamento dello strumento delle intercettazioni telefoniche ed ambientali, anche al fine di colpire reati ancora non pienamente normati come quello della corruzione. Su questo tema Libera chiede da un anno, tramite una campagna di sottoscrizione, che governo e Parlamento ratifichino quanto prima l’attuazione dei trattati, delle convenzioni internazionali e alle direttive comunitarie nonché alle norme introdotte con la legge Finanziaria del 2007 per la confisca e l’uso sociale dei beni sottratti ai corrotti.

Per finire, sarebbe opportuno prevedere esplicitamente l’obbligo della denuncia per le vittime del racket favorendo, peraltro, le esperienze virtuose di consumo critico già implementate in molti territori ed introdurre i delitti contro l’ambiente.

In conclusione, ci sembra fondamentale sottolineare che una reale azione di contrasto a mafie e corruzione, che concretizzi la romanticità e la poeticità di tanti approcci d’analisi ai quali siamo abituati ormai da decenni, non può prescindere dalla promozione di una società alternativa a quella proposta dai modelli in auge. E’ noto, infatti, che in un contesto globalizzato come quello attuale, in cui la crisi del dei modelli di rappresentanza democratica si accompagna al mutamento delle strutture mafiose in sistemi criminali, è obbligatorio aggredire i legami forti del capitale sociale “cattivo”, stimolando la partecipazione democratica della collettività e promuovendo percorsi di giustizia e riscatto sociale. Per questo motivo le mobilitazioni popolari e i percorsi di costruzione collettiva facenti riferimento ad esempio alla legge Rognoni La Torre ed alla 109 del 1996 costituiscono un faro imprescindibile a cui fare riferimento. A quell’eredità di spirito e d’azione tende il nostro operare quotidiano; a quei richiami auspichiamo che il nostro legislatore punti nella sua azione di contrasto ad ogni forma di mafia e corruzione.

Umberto Di Maggio – Novembre 2011


Quest’articolo è tratto da Asud’europa (A5, N42), rivista edita dal Centro Studi Pio La Torre e disponibile cliccando qui


A Belgrado (Serbia) contro mafie e corruzione

Alla conferenza “Seized and confiscated property from organized crime: destination and use” organizzata dall’OSCE (Organization for Security and Co-operation in Europe) con una testimonianza sull’esperienza di “Libera Terra” e sull’uso sociale dei beni confiscati in Italia, insieme al colonello della GDF Marco Letizi dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.

Assassinato dalla mafia qui cadeva

bernardino verro

Oggi sulla tomba di Bernardino Verro, ucciso dalla mafia a Corleone nel 1915 per aver organizzato i contadini in cooperative, ho sperato che il suo sogno di una società più giusta, da quel lembo sperduto di Sicilia, potesse risuonare ai Grandi riuniti al G20…

Il giusto gusto della libertà

Con la coop Pio La Torre per l’avvio della vendemmia di Libera Terra a Casteltermini (Ag) su un terreno confiscato a Cosa Nostra!

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Galantuomini e cannoli

A Raffadali (Ag) questa sera ho incontrato chi sta organizzando una nuova resistenza antimafiosa. Ho scorto la determinazione di chi rifiuta i soliti piagnistei e le lacrime di coccodrillo scegliendo la strada dell’impegno per la costruzione di una società più giusta. Ho stretto la mano a “galantuomini” che hanno rifiutato di chiudersi in uno sterile assedio scegliendo di sporcarsi le mani contro mafia ed illegalità. Ho incontrato una Raffadali che ha deciso di scrollarsi troppe vergogne, forse anche troppi Don Totò. Questa sera nella terra di Livatino, di Pirandello e di Sciascia ho visto il futuro che dobbiamo continuare sognare.

PS – Ho anche acquistato un cannolo. Dovevo farlo. E devo dire che era molto buono. Avevo promesso di non mangiarne più per colpa di “qualcuno” che ne aveva troppo mangiati dileggiando con quel gesto l’intero popolo siciliano. Avevo giurato che avrei ricominciato a mangiarli solo se fossi andato un giorno a Raffadali a raccontare del mio impegno antimafia. Ecco fatto. La mia dieta per un giorno si è presa una pausa.

Audace Partinico!

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Partinico non è più, soltanto, la terra dei Vitale. Partinico non è più, soltanto, la roccaforte della famiglia dei Corleonesi e tempio del potere di Cosa Nostra. Partinico è la città di Telejato, di Pino Maniaci e delle tante associazioni giovanili riunite nella Consulta che oggi hanno organizzato la 1^ giornata Antimafia alla quale oggi ho partecipato. Esiste una Partinico audace che ha voglia di cambiare e che lo sta dimostrando attraverso le tante attività di associazioni e movimenti per la cittadinanza e la legalità. Nel segno di Danilo Dolci dobbiamo continuare a costruire il futuro che oggi abbiamo immaginato e sognato. A partire dall’impegno quotidiano. A partire dal NOI.